La BCE non modifica i tassi e prende tempo
Nella riunione del 19 marzo la BCE ha deciso di mantenere i tassi stabili, ma si dice pronta a intervenire con un rialzo se l'inflazione dovesse discostarsi dall'obiettivo a medio termine. Tutto dipenderà dalla durata della guerra in Medio Oriente e dal suo impatto sui prezzi.
⏰In 30 secondi:
- La BCE ha lasciato invariati i tassi il 19 marzo 2026: depositi al 2%, rifinanziamenti principali al 2,15% e rifinanziamenti marginali al 2,40%. :contentReference[oaicite:0]{index=0}
- Le nuove stime BCE indicano per il 2026 un’inflazione al 2,6% e una crescita del PIL allo 0,9%, con prospettive peggiorate rispetto a dicembre. :contentReference[oaicite:1]{index=1}
- La BCE prende tempo e conferma un approccio dipendente dai dati: eventuali rialzi futuri dipenderanno dall’andamento dell’inflazione e dall’impatto della crisi energetica.
C'era molta attesa per conoscere le decisioni prese dalla BCE in occasione della prima riunione del consiglio direttivo dopo gli attacchi di USA e Israele all'Iran. Lo scoppio della guerra, a fine febbraio, ha causato subito un'impennata dei prezzi di petrolio e gas e l'instabilità sui mercati energetici ha avuto riflessi sui prezzi europei, alimentando le tendenze inflazionistiche. Per questo motivo, era ventilata l'ipotesi che la BCE potesse optare per un rialzo dei tassi. Così non è stato ed è tutto rimandato alle prossime riunioni di politica monetaria.
Tassi BCE ancora fermi
I tassi BCE rimangono fermi allo stesso livello raggiunto a giugno 2025, ma negli ultimi mesi il contesto macroeconomico è cambiato molto.
Gli attuali livelli dei tassi sono stati raggiunti dopo una lunga serie di tagli conseguenti al raggiungimento dell'obiettivo di contenere la forte inflazione causata dalla crisi energetica scoppiata nel 2022. La stabilità raggiunta a metà 2025 è durata fino a fine anno, quando si è iniziato a parlare insistentemente di un possibile taglio dei tassi, utile a stimolare la domanda e a contrastare i segnali di una possibile deflazione.
Il quadro geopolitico ha cambiato rapidamente lo scenario: gli attacchi di USA e Israele all'Iran hanno invertito la rotta dei prezzi e possono causare la ripresa della corsa dell'indice dei prezzi al consumo. I primi effetti dell'aumento del costo di petrolio e gas si vedono già, ma la BCE ha deciso di prendere tempo e di aspettare dati consolidati.
La riunione del 19 marzo non ha comportato variazioni nei tassi:
- Il tasso sui depositi rimane al 2%;
- Il tasso sui rifinanziamenti principali è stabile al 2,15%;
- Il tasso sui rifinanziamenti marginali è fermo al 2,4%.
Peggiorano le previsioni su inflazione e crescita
In occasione della riunione di politica monetaria, la BCE ha reso note anche le previsioni aggiornate relative a tasso di inflazione e crescita economica. Rispetto allo scorso dicembre, tutti i dati sono in peggioramento per effetto della guerra in Medio Oriente.
Ad ogni modo, la BCE si è detta determinata a mantenere l'inflazione al 2% a medio termine. Date le incertezze sull'evoluzione del conflitto in Iran è molto difficile fare previsioni e i dati a medio termine saranno influenzati dalla durata della crisi geopolitica e dall'intensità con cui i prezzi dell'energia contageranno gli altri prezzi.
Per il 2026 la BCE si aspetta un tasso di inflazione al 2,6%, lo 0,7% in più rispetto alla previsione precedente. Per il 2027 l'inflazione attesa è del 2% (era l'1,8% a dicembre) e per il 2028 il tasso atteso è del 2,1% (+0,1%).
Per l'inflazione core, cioè il tasso depurato dai prezzi di energia e alimentari, le previsioni sono simili: quest'anno i prezzi dovrebbero salire del 2,3%, il prossimo anno del 2,2% e nel 2028 del 2,1%.
Queste previsioni sono basate sullo scenario ritenuto più probabile, ma la situazione può cambiare radicalmente nel caso in cui le condizioni macroeconomiche dovessero essere diverse. Nel caso in cui la guerra proseguisse ancora a lungo e portasse i prezzi del petrolio alla soglia di 145 dollari al barile e del gas a 105 €/MWh, con una situazione persistente di difficoltà nelle forniture (scenario severo), infatti, ci si aspetterebbe un tasso di inflazione ben superiore: per il 2026 al 4,4%, per il 2027 al 4,8% e per il 2028 al 2,8%).
Anche l'andamento della crescita economica è previsto in peggioramento rispetto alle aspettative precedenti. Nonostante il tasso di disoccupazione sia ai minimi, l'impatto della guerra su prezzi delle materie prime, redditi reali e indici di fiducia frena il PIL. Nel 2026 l'economia dell'Unione dovrebbe aumentare dello 0,9% (-0,3% rispetto alle previsioni di dicembre 2025), nel 2027 dell'1,3% (-0,1%) e nel 2028 dell'1,4% (stabile).
Come prepararsi a un possibile aumento dei tassi
La decisione della BCE di non intervenire sui tassi non ha sorpreso gli analisti: la maggior parte delle banche centrali che si sono riunite negli ultimi giorni hanno preso una decisione analoga (ad esempio la FED e la Bank of England).
La BCE ha ribadito di voler mantenere un approccio dipendente dai dati. Le decisioni sui tassi che saranno prese nelle prossime riunioni saranno giustificate dalle prospettive sull'andamento dell'inflazione e sui rischi associati. Nel frattempo, i mercati scommettono sulla crescita dei tassi e secondo il capo economista di S&P Global Ratings un primo aumento potrebbe arrivare già a giugno.
Così come per la BCE, anche per i risparmiatori questo è un momento di attesa. Mentre si aspetta di conoscere in che modo varieranno prezzi e tassi, si può pensare di investire in un conto deposito a breve termine. In questo modo si ottiene un rendimento positivo, che evita la perdita del potere d'acquisto causata dall'inflazione, e si tiene occupata la liquidità per un periodo di tempo contenuto, senza vincoli di lunga durata.
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