Inflazione e aumento dei tassi: il punto della BCE
La politica monetaria della Banca Centrale Europea è fortemente legata all'andamento dei dati e la possibile salita del tasso di inflazione mette in allarme gli analisti. Il rialzo dei prezzi causato dalla guerra in Medio Oriente potrebbe causare un rialzo dei tassi BCE, ma non nell'immediato.
In 30 secondi:
- La guerra in Medio Oriente aumenta l’incertezza su inflazione e mercati.
- Un rialzo dell’inflazione potrebbe spingere la BCE ad aumentare i tassi.
- Gli analisti prevedono un possibile rialzo dei tassi entro fine 2026, ma non immediato.
Lo scoppio della guerra in Iran ha cambiato le carte in tavola: se fino a fine febbraio l'andamento dell'inflazione e della crescita economica era coerente con le previsioni, gli attacchi di Stati Uniti e Israele nel Golfo Persico hanno reso i mercati mondiali incerti e imprevedibili.
La forte volatilità dei prezzi e le incertezze sull'evolversi della guerra rendono difficile fare previsioni. In questo scenario, ci si aspetta che la BCE adegui la propria politica monetaria in base all'evoluzione dei mercati, ma senza prendere decisioni affrettate.
Incertezza e volatilità protagoniste sui mercati
Il quadro geopolitico attuale sta sconvolgendo mercati, indici e previsioni. A seguito dei bombardamenti ai danni dell'Iran da parte di Stati Uniti e Israele, i prezzi del petrolio e del gas sono cresciuti rapidamente, causando una volatilità generalizzata dei mercati.
Al momento non ci sono certezze sull'evoluzione della situazione in Medio Oriente: non è chiaro se la guerra è destinata a terminare nel volgere di poco tempo o se proseguirà ancora per settimane o per mesi. Inoltre, fare previsioni sull'andamento della crisi energetica e sul suo impatto sull'inflazione è un'operazione complessa e delicata.
Già nel 2022 la BCE si è trovata a dover fare i conti con una crisi energetica, causata allora dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. In questo contesto, caratterizzato da una forte pressione sulla domanda causata dalla fine delle restrizioni dovute alla pandemia, la Banca Centrale Europea aveva deciso di non intervenire subito per porre un freno all'aumento dei prezzi al consumo, ritenendo che la salita dei prezzi sarebbe stata transitoria. Quella previsione della BCE si era rivelata errata e, in seguito, l'istituzione europea era stata costretta a correre ai ripari procedendo a una serie di rialzi dei tassi.
Anche oggi gli indici dei prezzi al consumo mostrano una tendenza al rialzo, ma il contesto macroeconomico è diverso rispetto a quello del 2022 e le decisioni di politica economica della BCE potrebbero essere diverse.
La BCE manterrà i tassi fermi o li alzerà?
Prima dello scoppio della guerra in Iran gli analisti ritenevano più probabile lo scenario in cui i tassi sarebbero rimasti fermi fino al 2027. Le condizioni macroeconomiche erano infatti coerenti con una politica di stabilità: il tasso di inflazione tendeva al target del 2% e quello di crescita era in linea con le previsioni europee.
A seguito dello shock energetico, l'inflazione primaria e quella core stanno salendo e ci si chiede se e quando la BCE deciderà di intervenire rialzando i tassi. Al momento gli analisti ritengono probabile un intervento al rialzo di 25 o 50 punti base entro fine anno, anche se il rialzo dei tassi non dovrebbe avvenire subito.
La prossima riunione del 19 marzo, salvo sorprese dell'ultima ora, dovrebbe confermare i tassi attuali. In occasione della riunione successiva, il 30 aprile, la BCE deciderà come intervenire in base a come evolverà lo scenario. In particolare, le scelte di politica economica saranno legate al livello di stabilità raggiunto sui mercati e all'efficacia delle misure adottate a livello internazionale per contrastare l'aumento dei prezzi, come ad esempio il rilascio di una quota delle riserve di petrolio e gas mondiali.
Europa a rischio stagflazione: cosa sapere e come difendersi
La crisi energetica conseguente all'aumento dei prezzi di petrolio e gas ha fatto già peggiorare le previsioni sull'andamento del tasso di inflazione. Secondo i dati riportati da Bloomberg, entro fine anno l'inflazione in Europa dovrebbe salire fino a quota 2,8-3,1%, se i prezzi del petrolio dovessero rimanere attorno ai 100 dollari al barile e quelli del gas attorno ai 75 euro a MWh fino a fine anno.
Rispetto alle previsioni europee, che parlavano di un tasso di inflazione del 2,1%, si tratta di un aumento importante che probabilmente richiederà l'intervento della BCE per frenare la crescita dei prezzi.
Anche per l'indice di crescita, le previsioni recenti sono pessimistiche: Bloomberg ritiene che il valore previsto dell'1,4% scenderà probabilmente all'1%. Se questi dati dovessero concretizzarsi, c'è il rischio che l'Europa si trovi in una situazione di stagflazione, con:
- Perdita del potere d'acquisto per le famiglie;
- Credito più costoso;
- Rendimenti bancari contenuti;
- Incertezza economica.
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