La BCE potrebbe alzare i tassi nel 2026? Le ultime ipotesi
La BCE continua a dichiarare che le sue decisioni di politica monetaria saranno basate sui dati e che l'andamento dei tassi sarà conseguenza dell'evoluzione degli indici macroeconomici. Secondo una parte degli esperti i segnali di mercato fanno pensare a un prossimo rialzo dei tassi, pensato per frenare l'inflazione.
Per riassumere
- I tassi BCE sono fermi da giugno 2025 dopo vari tagli.
- Inflazione ed energia potrebbero spingere a un rialzo.
- Possibile intervento tra fine 2026 e il 2027.
I tassi BCE sono fermi da giugno 2025 e molti analisti ritengono che non ci saranno variazioni rilevanti almeno fino al 2027. Nelle ultime settimane, però, si sono registrati dei segnali che fanno pensare a un possibile cambio di rotta da parte della Banca Centrale Europea. Gli occhi sono puntati, in modo particolare, su inflazione, occupazione e crescita economica.
Perché i tassi BCE potrebbero tornare a salire
Gli interventi della BCE sui tassi di interesse hanno seguito un approccio basato sui numeri: quando l'inflazione ha iniziato a crescere rapidamente, la BCE ha innalzato i tassi per frenare la salita dei prezzi. Quando il tasso di inflazione ha mostrato una certa stabilità, i tassi BCE sono gradualmente scesi e, dopo una serie di otto tagli consecutivi, al momento rimangono stabili da nove mesi.
Nella seconda parte del 2025 si era parlato di un possibile ulteriore taglio dei tassi di 25 punti base, ma la BCE ha deciso di mantenere tutto invariato. Il fatto che l'inflazione si mantenga vicina al valore obiettivo a medio termine e che le altre variabili economiche seguano le previsioni ha fatto pensare che la stabilità dei tassi potesse estendersi fino al 2027.
Al momento, però, sembra in salita la probabilità che la Banca Centrale Europea intervenga decidendo per un rialzo dei tassi. Il quadro macroeconomico evidenzia infatti due ordini di rischio: da un lato le spinte inflazionistiche legate alla crisi energetica in corso; dall'altro, la possibilità che crescita economica e occupazione si rivelino più robuste del previsto, alimentando pressioni sui prezzi dal lato della domanda.
Rialzo dei tassi se le previsioni della BCE dovessero rivelarsi sbagliate
I valori presi in esame dalla BCE per definire la propria strategia di politica monetaria sono essenzialmente tre:
- Il tasso di inflazione, per il quale è stato fissato l'obiettivo del 2%;
- La crescita economica, che secondo le previsioni nel 2026 dovrebbe essere dell'1,2% nell'area euro;
- Il tasso di occupazione, che è vicino ai massimi storici.
Eventuali scostamenti di una o più di queste variabili rispetto agli obiettivi o alle previsioni potrebbero avere effetti sull'inflazione, richiedendo un intervento della BCE.
Secondo alcuni analisti le previsioni della BCE sono state ottimistiche, specialmente riguardo alla possibilità di mantenere l'inflazione attorno al 2% sul medio periodo. Alcuni segnali di crescita dell'inflazione sottostante fanno pensare a un possibile rialzo dei prezzi e l'attuale scenario geopolitico aumenta molto i rischi di una ripresa della corsa dei prezzi.
La guerra in Medio Oriente sta provocando un forte rincaro dei prodotti energetici. Se la situazione di crisi dovesse protrarsi a lungo ci potranno essere ripercussioni sui prezzi non solo dei carburanti e dei trasporti, ma anche dei prodotti industriali, con conseguenze possibili anche sull'andamento generale dei prezzi al consumo.
Un intervento della BCE entro fine 2027?
Secondo le previsioni di Bloomberg una parte del mercato sta scommettendo su un intervento in senso hawkish della BCE, acquistando swap che vanno in questa direzione.
Le ipotesi su cui si stanno confrontando gli esperti dopo la riunione del Consiglio Direttivo della BCE del 5 febbraio, comunque, parlano di un intervento non immediato, ma atteso entro la fine dell'anno o nel 2027.
Nei prossimi mesi l'attenzione sarà tutta concentrata sull'andamento dell'inflazione e delle tendenze di occupazione e crescita. In attesa delle decisioni di politica monetaria, i risparmiatori possono compensare gli effetti negativi dell'inflazione sul proprio potere d'acquisto scegliendo di investire in un conto deposito.
Dal momento che i tassi BCE influenzano i rendimenti dei prodotti finanziari, un possibile ritocco all'insù dei tassi sui depositi potrebbe far aumentare il tasso proposto dalle banche ai risparmiatori. Al momento, quindi, può valere la pena considerare l'idea di scegliere un conto deposito a breve termine oppure optare per un conto deposito libero, che dia la possibilità di indirizzare il denaro verso altre soluzioni nel caso in cui le condizioni di mercato dovessero essere più convenienti.
Fare un confronto tra conti deposito e verificare convenienza dei tassi, condizioni del deposito, periodicità di accredito degli interessi e requisiti di apertura è la strategia migliore per fare una scelta di investimento ottimale.
In questo periodo i migliori conti deposito a 6 mesi offrono un rendimento lordo fino al 3% con soluzioni non vincolate, mentre con un deposito a 12 mesi il rendimento massimo è del 2,8% lordo con conti vincolati. Anche per scadenze più lunghe il rendimento arriva al 3%, con l'eccezione dei depositi a 60 mesi, che offrono fino al 3,5% lordo.